Vaticano, Il dipinto sulla battaglia di Ponte Milvio

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La battaglia di Ponte Milvio fu combattuta il 28 ottobre 312 tra l’imperatore romano Costantino I, che governava le regioni occidentali dell’impero, e l’usurpatore (imperatore in Italia e Africa, ma non riconosciuto dai colleghi della tetrarchia) Massenzio, nei pressi del Ponte Milvio a Roma.

A seguito della vittoria delle sue truppe, Costantino divenne l’unico sovrano della parte occidentale dell’impero, ulteriore passo nel suo percorso politico che lo portò a divenire imperatore unico e porre fine alla Tetrarchia.

Nel corso della battaglia, Massenzio morì annegato nel Tevere; il suo corpo fu poi estratto dal fiume e decapitato, e la sua testa fu fatta sfilare per le strade di Roma il giorno successivo alla battaglia prima di essere portata in Africa.

L’importanza culturale della battaglia deriva dal racconto dei cronisti cristiani Eusebio di Cesarea e Lattanzio, secondo cui l’evento segnò l’inizio della conversione di Costantino al Cristianesimo: Lattanzio narra che la notte prima della battaglia Costantino ebbe un sogno in cui gli fu detto di porre un simbolo cristiano sugli scudi dei suoi soldati; Eusebio racconta invece che Costantino e i suoi soldati ebbero una visione celeste inviata dal Dio cristiano.

L’Arco di Costantino, eretto per celebrare la vittoria, attribuisce certamente il successo di Costantino all’intervento divino; tuttavia, il monumento non mostra alcun simbolismo cristiano.

Il soffitto del palazzo apostolico, sala di Costantino, nella stanze di Raffaello, in Vaticano, ha impresso la battaglia del Pons Milvius.

Pensate che Zosimo riferisce un Costantino ormai sospettoso nei confronti di Massenzio, quindi aveva riunito un grande esercito formato anche da barbari catturati in guerra e Germani, oltre a popolazioni celtiche e britanniche; quindi mosse alla volta dell’Italia attraverso le Alpi (presso il Moncenisio), forte di 90.000 fanti e 8.000 cavalieri.

Massenzio poteva invece contare su 170.000 fanti e 18.000 cavalieri (tra i quali vi erano: 80.000 tra Romani, Italici, Tirreni, 40.000 Africani, oltre a Siculi.

In questa battaglia morirono migliaia di cavalli, sempre impotenti al volere degli umani e le loro glorie distruttive.

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